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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/93


IL MEDICO OLANDESE 87

Un affar collo zio mi ha trattenuto qui.

Carolina. È un affar, sì signore... voi lo saprete un dì.
Elisabetta. Finor con quei filosofi siam state in compagnia,
Ma parlano di cose che fan melanconia.
Distinguere non sanno i tempi e le persone.
Cosa sappiamo noi d’influsso e proporzione?
Leggere qualche cosa, certo che non è male,
Di storia specialmente, di dogma e di morale;
Ma il studio delle donne, per me son persuasa,
Che prima debba essere l’economia di casa.
Marianna. Voi pensate benissimo.
Federica.  Vi pare poco impegno
Dirigere una casa? qui pur spicca l’ingegno.
Gli uomini le ricchezze pensano ad acquistarle,
E noi con buona regola pensiamo a conservarle.
E di una brava economa il picciolo sparagno,
In casa a capo all’anno produce un bel guadagno.
Giuseppina. Intanto s’io non fossi povera creatura,
Dovrebbon delle lettere pagar la copiatura;
E quello che risparmiamo, ch’è almen tre paoli al giorno,
Serve a lor per comprarmi quel che mi metto intorno.
Carolina. Madama, è qui l’amico. (con allegrezza a madama Marianna, avendo osservato fra le scene.)
Marianna.  Oimè! vien egli innante?
Elisabetta. Mi parete turbata. (a madama Marianna)
Carolina.  Anzi è tutta brillante.
Elisabetta. Il perchè può sapersi? Se non è qualche arcano.
Carolina. Cosa serve il non dirlo? già l’occultarlo è vano.
S’ha da saper fra poco. Madame, consolatevi,
Che la padrona è sposa.
Elisabetta.  Davvero?
Carolina.  Assicuratevi.
Elisabetta. Mi rallegro, madama.
Federica.  Anch’io provo piacere.
Giuseppina. E chi sarà lo sposo?