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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/88

82 ATTO QUINTO

Bainer. Verrà per istuccarmi colla sua quadratura.

Ma ricusai poc’anzi d’udir le sue parole:
Non vo’ parer superbo; venga pur quanto vuole.
Pettizz. (Parte.)
Guden. Andrò dai negozianti d’Olanda principali,
Sopra di cui son tratte le lettere cambiali.
Si prenderà opportuna da lor la direzione,
Per trasportare in Leiden mia mercantil ragione.
Seco lor tratterete, e chiaro si vedrà,
Se Guden vi ha parlato finor con verità.
Bainer. Prova non ha bisogno maggior la vostra fede.
Bainer è amico vostro, e vi conosce, e crede.
Deesi avvisar la sposa.
Guden.  Fatelo voi, signore.
Dirglielo a me non lice, e poi non avrei core.
Dubiterei ancora, ch’essa dicesse un no.
E se un sì mi risponde, quel che farei non so.
Conosco del mio cuore l’usata debolezza:
Potrei su quel momento svenir per allegrezza.
Solo in pensarvi, io sento che mi circonda un foco...
Ritornerò, signore, ritornerò fra poco. (parie)

SCENA 111.

Monsieur Bainer, poi monsieur Lass.

Bainer. Ecco, per un sentiero sì strano e mal previsto,

Ecco fatto in tal giorno il più felice acquisto.
Dell’amor, con cui soglio per altri interessarmi,
Ecco che il ciel pietoso desia ricompensarmi:
Non perdo la nipote, contenta ella si vede,
Acquistomi un amico, acquistomi un erede.
Vogliano i Dei pietosi, che pria ch’io chiuda il ciglio,
Vegga della nipote bamboleggiare un figlio!
Lass. Bainer.
Bainer.  E bene, amico, compiste il bel disegno?
Lass. Ho abbandonato il circolo; sono in un altro impegno.