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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/87


IL MEDICO OLANDESE 81

Voi la nipote amate, vi ama ella pur, lo veggio;

Ad un amor reciproco io che risponder deggio?
Uditemi: bambina venne Marianna meco;
Son da venti e più anni avvezzo a viver seco.
Ella è l’unico bene, che mi sia caro al mondo;
Con lei ha da vedermi, chi mi desia giocondo.
Moglie non presi ad onta di tanti amici miei,
Per l’unico piacere di vivere con lei,
Temendo che una zia superba, stravagante,
Non amasse Marianna quant’io le sono amante.
Ora voi la chiedete, la chiede un uom ch’io stimo,
Giovine saggio, onesto, e di ricchezze opimo.
Veggo che a voi negandola, tolgo a lei sua fortuna,
E fuor dell’amor mio, non vi è ragione alcuna.
Ma! voi che amor sentite, lungi però dal mio,
Perderla non vorreste, e perderla degg’io?
Da lei, che per tanti anni godei mirarmi appresso,
Dunque dovrei per sempre allontanarmi adesso?
Nel settentrione algente andrà la mia Marianna?
So che il negarlo è ingiusto, ma un tal pensier mi affanna.
Guden. Signor, entro in voi stesso, e apprendo il duol sì fiero,
Che il cuore in sul momento risvegliami un pensiero.
Solo di mia famiglia, non ho chi mi comanda:
I beni di Polonia tradur posso in Olanda.
Sotto la scorta vostra, sotto il vostro consiglio,
Ecco, se noi sdegnate, ecco, signore, un figlio.
Bainer. Ah sì, vostra è Marianna a questa legge, il giuro.
(si alzano)
Guden. L’amor suo, l’amor vostro; bene maggior non curo.

SCENA II.

Pettizz e detti.

Pettizz. È lecito, signore, di farvi un’imbasciata? (a monsieur Bainer)

Bainer. Che vuoi? dell’imbasciate è questa la giornata.
Pettizz. Monsieur Lass, che desidera parlarvi con premura.