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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/76

70 ATTO QUARTO

Ma no, in sì breve tempo amante esser non puote;

Quel che di voi l’accende, è l’amor della dote;
E conoscendo il vile l’avidità del core,
Spiegasi con un foglio, celando il suo rossore.
Perfida gente indegna! animi scellerati,
Che tendono le insidie agli uomini onorati!
Dell’oro e dell’argento avidità rapace,
Che insegna al cuor degli empi ad essere mendace!
Dei rapitori indegni alla proterva cura,
Non è salva innocenza, non è virtù sicura;
Per ottener quel frutto, che gli avidi diletta,
Calpestasi la fede, l’onor non si rispetta.
L’onestà, l’amicizia, le sacre leggi anch’esse
Sagrificate all’idolo fatal dell’interesse.
Perfida gente ingrata, dove da voi m’ascondo?
Tutte le vie son piene, tutto n’è pieno il mondo.
Marianna. Signore, il vostro sdegno non è fuor di ragione;
E peno in me medesima trovando la cagione.
Se vi obbedii finora...
Bainer.  Madama, il vostro cuore
Come toccar s’intese ai segni dell’amore?
Marianna. Ho l’onestà per guida.
Bainer.  Lo so; ma internamente
Li sprezzò? Li ha graditi? Ditelo prontamente.
Marianna. Pria morir, che mentire. Signor, confesso il vero:
L’amo, ma lui nol seppe, e non saprallo, io spero;
Nè voi giunto sareste a penetrar giammai,
Senza quel foglio indegno, quel che tacer giurai.
Bainer. Figlia, si spera invano celar sott’altro velo
Le passioni malnate; che le discopre il cielo.
Ingannar ci possiamo fra noi nati agli errori;
Occhio lassù ci vede, ch’è scrutator de’ cuori;
E chi arrossisce al mondo svelar gli affetti rei,
Paventi, ed arrossisca degli occhi degli dei.
Queste massime vere stampatevi nel core;