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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/66

60 ATTO TERZO

Marchese. Centomila fiorini avrà quest’Olandese?

E anche più si crede? (È un colpo da marchese).
Pettizz. Signor, con sua licenza. (vuol partire)
Marchese.  Fermati. Hai tanta fretta?
Pettizz. Deggio andare in cantina; il cantinier m’aspetta.
Marchese. In cantina? a che fare? (con un poco di movimento)
Pettizz.  Abbiam dei convitati,
E preparar si devono de’ vini regalati.
er esempio, che vini; Marchese. (commocendosi)
Pettizz.  Borgogna, vin del Reno,
Canarie, Fontignac, Cipro, ma di quel pieno.
Marchese. Basta, basta. Oh che sete! sento abbruciarmi il petto.
Pettizz. Vuole un bicchiero d’acqua?
Marchese.  Che tu sia maladetto!
Pettizz. Servitore umilissimo.
Marchese.  Eh, dimmi: la cantina
È lontana di qui?
Pettizz. Non signore, è vicina.
Marchese. La vedrei volentieri. Giacche il ber m’è vietato,
Almen che mi consoli coll’occhio e l’odorato.
Pettizz. Sento il padron, mi pare.
Marchese.  Quand’è così, non vado.
Digli che favorisca di venir, se gli è in grado.
Pettizz. Puoi andar nel suo quarto.
Marchese.  Cosa mi vai quartando?
Digli che venga qui, che son io che il domando.
È qualche cavaliere, è forse un’eccellenza,
Che abbia d’avere anch’egli le camere d’udienza?
Un uom che ha fatto ricco di sue fatiche il frutto?
Eh, che quarti, che quinti? riceva da per tutto.
Pettizz.