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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/64

58 ATTO TERZO

Marianna.  (Lo sento io più di loro), (da sè)

Va presto, Carolina, vedi se gli occor nulla.
Carolina. (Lo so quel che gli occorre; ma sono anch’io fanciulla).
(da sè, e parte)
Marianna. Non vorrei ch’egli fosse.... Vedo tal stravaganza....

SCENA VII.

Il Marchese Croccante e le suddette.

Marchese. Bella conversazione, che trovo in questa stanza!

Marianna. Che volete, signore? (si alza adirata)
Marchese.  Adagio, madamina.
Il medico cercava; trovai la medicina.
(guardando le donne)
Marianna. Le stanze dello zio, signor, son più rimote.
Qui non abita.
Marchese.  E bene, starò colla nipote;
Starò con questa bella compagnia graziosa:
È questa una giornata per me calamitosa.
Bainer non vuol ch’io beva. Con questa legge austera,
Se un po’ non mi diverto, io muoio innanzi sera.
Marianna. Chi siete voi, signore?
Marchese.  Il marchese Croccante,
Gran partigian del vino, e delle donne amante.
Marianna. Vorrei, signor Marchese, saper con sua licenza:
Con donne al suo paese si usa tal confidenza?
Marchese. Soggezion non abbiate; son uomo di buon cuore.
Ragazze, chi di voi vuol far meco alL’amore?
Elisabetta. Signor, mal conoscete l’onor delle donzelle.
Federica. Le Olandesi, signore, non fan le pazzerelle.
Marchese. Via, via. Ragazza bella. (a madama Giuseppina)
Giuseppina.  Che vuol da’ fatti miei?
Marianna. Orsù, signor Marchese, qui non vi è pan per lei.
Favorite, madame, passar nell’altra stanza.
(accennando un’altra camera)
Elisabetta. Signor, più assai de’ titoli noi stimiam la creanza. (parte)