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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/63


IL MEDICO OLANDESE 57

Marianna. (Basta, basta, ho capito. Ah, non vorrei ch’or ora...)

Levami questa rocca; ne ho abbastanza per ora.
(a Carolina)
Guden. Queste signore amabili non crederei d’offendere,
Chiedendo se son spose.
Marianna.  Siamo tutte da vendere.
Elisabetta. E non è così facile trovare il compratore.
Federica. Han le robe che mangiano pochissimo valore.
Giuseppina. Oh, io poi non mi curo di essere comprata.
Guden. E madama Marianna?
Marianna.  Ed io son destinata,
Finchè vive lo zio, starmi con esso unita;
Egli ha per me, signore, una bontà infinita.
Guden. Troppa bontà, madama, scusate, io non l’approvo.
Marianna. Dove potrei star meglio del luogo ove mi trovo?
Guden. (Eccomi sempre al peggio. Perduta ho la speranza).
(da sè)
Marianna. (L’Olanda e la Polonia sono in troppa distanza), (da sè)
Guden. (Le mie stolide brame godo che siano ignote.
Meglio è che non le sappia nè il zio, nè la nipote). (da sè)
Giuseppina. Ora siam tutti mutoli. Voi che avete viaggiato,
Diteci qualche cosa....
Guden.  Oimè! (s’alza)
Giuseppina.  Che cosa è stato?
Guden. Uno de’ miei assalti perfidi, micidiali.
Perdonate, vi prego; son vapori fatali.
Spero non sia niente... ma... di grazia, scusate.
Necessario è ch’io parta, madama... (Oh stelle ingrate!)
(parte)

SCENA VI.

Le cinque donne suddette.

Giuseppina. Fa compassion, meschino.

Federica.  La salute è un tesoro.
Giuseppina. Sento pietà di lui.