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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/61


IL MEDICO OLANDESE 55

Federica.  Venga pure.

Giuseppina.  È padrone.
Marianna. Digli che non si pratica; procura d’avvertirlo,
Che in grazia del suo incomodo si fa per divertirlo.
Carolina. Gliel dirò, sì signora. (Proprio anch’io ci ho piacere.
Gli uomini appassionati non li posso vedere). (parte)
Marianna. È un forastier, si vede, assai civile, onesto.
Si può, ch’egli s’avanzi, permettergli per questo.

SCENA IV.

Monsieur Guden e le suddette.

Guden. Madame. (tutte s’alzano e gli fanno riverenza)

Marianna.  Favorite. Come si sta, signore?
(lo fa avanzare)
Guden. Ah, non saprei che dirvi, sempre in angustie il core.
Marianna. Sedete qui con noi. Vedete? in casa mia
Vien tutta gioventù, non vi è melanconia.
Guden. La gioventù è un gran bene; lo spirito è migliore.
Ma non può stare allegro, chi non ha quieto il core.
Marianna. Sempre col cuore in bocca; siete un grand’uom sincero.
Guden. Voi scherzate, madama, ed io vi dico il vero.
Marianna. Amiche, lo risvegli un po’ del vostro brio.
Elisabetta. Signore, il vostro nome?
Guden.  Guden è il nome mio.
Marianna. Monsieur Guden, adesso so anch’io qual vi chiamate.
Guden. Ch’io sono un vostro servo di già lo sapevate.
Elisabetta. Di Polonia mi pare.
Guden.  Sì, madama.
Elisabetta.  Lasciata
Avete per il Reno la Vistola gelata?
Guden. Della Vistola il freddo alle mie fiamme è poco.
Elisabetta. Anche da noi vi è il gelo, anche da noi vi è il foco.
Giuseppina. Sol per trovar un medico venir sì da lontano?
Guden. Qui sperai la salute, ma l’ho sperata invano.