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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/56

50 ATTO TERZO

So che studiate assai, so che molto leggete.

Elisabetta. Sono un’ignorantella?
Marianna.  No, no, si sa chi siete.
Madama Federica, sono calzette o guanti?
Federica. Son calzette, madama, ma si va poco innanti.
E poco anche ci bado; poichè di casa mia
A me sola han voluto lasciar l’economia;
Poco ne son capace, ma quel che posso io fo.
Marianna. Una giovin di garbo siete, madama, il so.
Federica. Oh no davver.
Marianna.  Sì certo. Madama Giuseppina
Quei tanti suoi gruppetti a cosa li destina?
Giuseppina. A un piccol fornimento per un andriè, madama;
Ma questo è un passatempo, lavorier non si chiama.
A casa i miei fratelli non mi fan stare in ozio;
Mi fan copiar le lettere di casa e del negozio.
E quando avrò imparato ben bene la scrittura,
Mi pagheranno, io spero, almen la mia fattura.
Marianna. Così pratiche in tutto le giovani diventano.
Giuseppina. Lo so, che so far poco; ma in casa si contentano.
Marianna. Siete una maraviglia.
Giuseppina.  Oh, cosa dite mai?
Marianna. Brava; le figlie savie non si lodano mai.
Lo senti, Carolina, che giovani son queste?
Carolina. Giovani virtuose e giovani modeste.
Io, che son forestiera, quando son qui arrivata,
Subito di tal cosa mi son maravigliata.
L’Olanda per le donne certo è una gran nazione;
Ma questo in lor deriva da buona educazione.
Questo non è paese, che spenda allegramente;
Ma per l’educazione non risparmia niente.
Piacemi assai quest’uso, che il genitor destina
I figli all’esercizio, cui la natura inclina;
E se un figliuolo maschio il discolo vuol fare,
Subito in una nave, a far giudizio in mare.