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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/54

48 ATTO TERZO

Carolina. Non vi mettete in pena; ciascheduna di loro,

Secondo il praticato, porterà il suo lavoro.
Se a desinar qui restano, si penserà.
Marianna.  Sì certo.
Spero vi resteranno. Picchiano?
Carolina.  L’uscio è aperto.
Eccole tutte unite.
Marianna.  Mi porterai or ora,
Se il lavorier principiano, anche il mio.
Carolina.  Sì signora.
(in atto di partire)
Marianna. Di’, che fa l’ammalato?
Carolina.  Veggolo tutto il giorno
Come fa l’ape al mele, a queste mura intorno.
(parte)
Marianna. Di qui non sa staccarsi il povero meschino:
Ma lo farà per essere al medico vicino.

SCENA II.

Madama Elisabetta, poi madama Federica, poi madama
Giuseppina e la suddetta.

Elisabetta. Madama.

Marianna.  A voi m’inchino.
Elisabetta.  Sono ad incomodarvi.
Marianna. Per grazia lo ricevo, che vogliate degnarvi.
Federica. Serva, madama.
Marianna.  Amica.
Federica.  Eccomi qui con voi.
Marchesa. È un onor che non merito, che venghiate da noi.
Giuseppina. Son qui, se mi è permesso.
Marianna.  Oh madama, che dite?
Son grazie, son finezze; di seder favorite, (tutte siedono)
Giuseppina. Della mia genitrice vi reco i complimenti.
(alzandosi un poco, e inchinandosi)