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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/505


Fausto. Non è vero? (alzandosi, ma fermo al suo posto)

Placida. Non è vero. (facendo qualche passo)

Fausto. Dunque il vostro cuore mi adora.

Placida. Io non vi ho ancora scoperto gli arcani di questo cuore. (torna a sedere)

Fausto. Cederà a poco a poco. (da sé, rimettendosi a sedere)

Placida. (Amore, ah sei pur tristo!) (da se)

Fausto. (Tentisi un novello assalto). (da sé)

Placida. (Se dura, io non so come resistere). (da sé)

Fausto. Signora, vuole il mio dovere ed il mio rispetto, ch’io vada dove sono aspettato a rendere una qualche risposta.

Placida. Andate da mia germana; consigliatevi con esso lei.

Fausto. Ella è rassegnata al destino; ha rimesso l’arbitrio nelle vostre mani; ditemi voi medesima quel che di lei destinate.

Placida. Andate dunque a manifestare, ch’ella ha scelto don Fausto.

Fausto. Me lo comandate, signora? (alzandosi lentamente)

Placida. No, non vel comando, crudele, (alzandosi con dell’impeto)

Fausto. Se voi lo comandaste, sarei pure sfortunato!

Placida. Però vi adattereste ad obbedire a un tal cenno.

Fausto. Non ho sì falso il cuore, qual voi credete.

Placida. Lodaste pur mia germana.

Fausto. Doveva io sprezzarla villanamente in faccia della sorella maggiore?

Placida. Barbaro! discortese!

Fausto. Ora perchè m’ingiuriate?

Placida. Perchè conosco, che voi tentate di rapirmi la libertà.

Fausto. Se Amore tanta forza concede a’ miei labri per meritare gl’insulti vostri, eccomi supplichevole al vostro piede, (s’inginocchia)

Placida. Alzatevi.

Fausto. Non posso.

Placida. Alzatevi, dico.

Fausto. Porgetemi la vostra mano.

Placida. (Gli dà la mano per sollevarlo; poi, volendola ritirare, don) Fausto seguita a tenerla stretta) Misera me, lasciatemi.

Fausto. Se questa mano io lascio, mi donerete voi il vostro cuore? m m