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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/501


Paoluccio. Che cosa ho da dire, signora?

Placida. Dirai che donna Luigia ora viene. E se don Fausto ti chiede....

Paoluccio. Ecco il signor don Fausto, che viene qui. (guardando verso la scena)

Placida. Sorella, si vede che gli preme assaissimo di vedervi contenta. (a donna Luigia)

Paoluccio. Dunque al signor don Fausto darà da sé la risposta. (parte)

SCENA IV.

Donna Placida, donna Luigia, e poi don Fausto.

Placida. Si vede che don Fausto ha per voi una estraordinaria premura; mi rallegro con voi. Si può dire che siete la bella combattuta.... (ironicamente)

Luigia. No, no, germana, perchè non abbiate di me a dolervi, partirò senza nemmeno vederlo. (in alto di partire)

Placida. Anzi voglio che assolutamente restiate.

Luigia. E poi?....

Placida. E poi fate pure ogni sforzo per guadagnarlo, che io vel permetto, vi animo, e vi consiglio. (Farò un esperimento) sopra il cuor di don Fausto, vedrò quanto possa io compromettermi della sua costanza). (da sé)

Fausto. Eccomi, signore mie, pieno di stima, e pieno di desiderio di potervi servire.

Placida. Qui non si tratta di me, signore, si tratta di mia sorella.

Fausto. Due pretensori, discesi nell’amoroso agone, attendono da voi la decision della pugna. D’ambi vi è noto il merito, vi è noto d’ambidue la condizione e il carattere, voi siete arbitra di voi stessa, potete dare il voto a quello che più vi aggrada. (a donna Luigia)

Placida. Via, rispondete al mediatore cortese, (a donna Luigia) Signore, s’ella per il rossore non parla, vi dirò io il suo pensiere. Neil’arringa amorosa dei due pretensori, ewi un terzo