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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/495


Placida. Anzi al contrario, piacemi l’allegria, ed abborrisco queste idee malinconiche.

Ferramondo. Posso offerirvi il sangue, se lo volete.

Placida. Un capitan valoroso lo deve spargere per il proprio onore.

Ferramondo. Ma chi mai potrà innamorarvi?

Placida. Quello che saprà più piacermi.

Ferramondo. Io non lo sono finora?

Placida. Finora voi non Io foste. Una sorte, un incontro, un atomo può innamorare.

Ferramondo. Attenderò dunque il momento per me felice.

Placida. Attendetelo pure, ma se alcun altro è il primo, non vi dolete di me. Io bramo di vivere nella mia libertà; se cederò a nuove fiamme, non sarà per inclinazione, ma per destino, ed il destino che accende le fiamme in petto, dipone a suo vo- lere indipendentemente dal cuore. Fate gli sforzi vostri. La piazza è ancora difesa. Ha degli assalti, è vero, ma non è ancora espugnata. Sa bene un capitan valoroso, che ad onta d’ogni difesa, la piazza non può resistere, quando l’assalitore è forte e sagace. Ma pure, ad onta ancora del valore, della forza e della più costante sagacità, quel che decide delle battaglie, è spesse volte il fato. (parte)

Ferramondo. Ma insegnami tu, Amore, quello che deggio far per innamorarla. Non anderò per ora lontano da queste soglie. Cer- cherò di essere il fortunato, e se per vincer la piazza non basterà l’assediarla, un capitano mio pari tenterà per assalto di soggiogarla. Fine dell’Atto Secondo.