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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/473


LA VEDOVA SPIRITOSA 465 l’ acconsenta, non mi è permesso ricever visite in questa casa, ma per voi ha tutta la venerazione che meritate, vi vede assai volontieri, brama la vostra amicizia, e vi supplica di venire frequentemente ad onorare la sua casa, (don Carolina rimane incantato)

Sigismondo. Chi è questo signore? (a donna Placida, accennando don Carolina)

Placida. (Ora mi farebbe venir la rabbia). Don Carolina mio zio, non lo conoscete?

Sigismondo. Signore, vi ringrazio infinitamente, vi sarò buon amico e buon servitore. Gradisco le vostre cordialissime esibizioni, e mi prevalerò delle vostre grazie. Spiacemi di non poter restare. Ritornerò innanzi sera, e faccio tanto capitale del vostro buon cuore, che la vostra casa sarà la mia unica conversazione. (parte)

SCENA XVII.

Donna Placida, donna Luigia, don Carolina, don Anselmo, come sopra.

Placida. Caro signor zio, vi ringrazio della vostra amabile con- descendenza. Siete, non può negarsi, siete la stessa bontà, siete la cortesia medesima. Viva il vostro buon cuore, viva la vostra docilità; (e crepi quell’impertinente impostore), (da sé, indi parte)

Luigia. Se siete buono con tutti, siatelo ancor con me. Pensate a collocarmi; ma permettetemi che io vi dica in segreto, che nessuno senta, che un vecchio io non lo voglio. (finge voler dir piano, e lo dice forte, indi parte)

SCENA XVIII.

Don Carolina e don Anselmo.

Carolina. Don Anselmo. (chiamandolo dopo qualche momento)

Anselmo. Signore. (avanzandosi sdegnato)

Carolina. Sentiste?

Anselmo. Ho sentito.