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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/47


IL MEDICO OLANDESE 41

Duolmi dall’ipocondria vedervi un po’ avvilito;

Sarete, in me fidando, prestissimo guarito.
Voglio che superiate il mal colla virtù.
Guden. Son nelle vostre mani, che ho da bramar di più?
Bainer. So che un banchier voi siete; piacemi il parlar schietto,
Senza affettar grandezze.
Guden.  Signor, chi ve l’ha detto?
Bainer. Disselo mia nipote. So che con lei parlaste.
Guden. Signor, fu un accidente; non vorrei mi tacciaste...
Bainer. Di che? Non è interdetto il praticare onesto.
Che vi par di Marianna?
Guden.  Signore, io vi protesto,
Che giovin più gentile non ho veduta mai.
(In questo suo discorso vi è da sperare assai). (da sè)
Bainer. Ha del talento.
Guden.  È vero.
Bainer.  È giovane prudente.
Guden. Dal conversar si vede, dal suo parlar si sente.
(Or la ragion capisco del suggerito amore). (da sè)
Bainer. Io non ho figli al mondo, ella è tutto il mio cuore.
Offerti alla fanciulla fur più ricchi partiti;
Ma certo, infin ch’io viva, non vuò che si mariti.
Guden. (Prima si andava consolando, ora si turba.)
Bainer. Che e’è, che vi cambiate?
Guden.  Niente. I miei vapori.
Bainer. Si calmeranno i spiriti, si sederan gli umori.
Presto risanerete. Vuò vedervi contento.
Guden. (Perduta ho la speranza del mio medicamento). (da sè)

SCENA VII.

Pettizz e suddetti.

Pettizz. Signor, un forestiere che ha titol di Eccellenza,

Venuto è per le poste, e vuol subito udienza.
Bainer. Bene; sarà servito. (Pettizz parte)