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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/441


LA VEDOVA SPIRITOSA 433

Placida. Signor, se l’aggradite, noi stiamo in queste soglie.

Don Fausto avrà piacere di rimanervi allato.
Fausto. In me, signore, avrete un servo e un avvocato.
Berto. Bene, restate meco; alla minor nipote
Darò, qual si conviene, giustissima la dote.
E voi che siete stata, e siete una gran donna,
Di tutta casa mia vi fo donna e madonna.

SCENA ULTIMA.

Don Isidoro e i suddetti.

Isidoro. Che vivano gli sposi. So tutto e mi consolo.

Mandai otto pernici a comperar di volo.
Il pane abbrustolito stamane andò in malora,
A cena questa sera sarà più buono ancora.
Placida. Signor, son maritata. Anch’io, come vedete,
Resto padrona in casa col zio, se noi sapete.
Scrocchi non ne vogliamo. Vi venero, vi stimo;
Ma voi di questa casa ve n’anderete il primo.
Isidoro. Don Berto, cosa dite?
Berto.  Oh, lascio fare a lei.
Isidoro. Non mancano le case, signora, ai pari miei.
M’avrà don Sigismondo amico e servitore.
Sigismondo. Sì, un servitor trovatemi, mi farete favore,
Un braccier per la sposa.
Isidoro.  Io, io la servirò.
Luigia. Scrocchi per casa mia? Rispondo, signor no.
Isidoro. Tavola a me non manca, non manca compagnia.
(Dove comandan donne, vi è troppa economia.
Lo troverò ben io, lo troverò sì certo
Un altro baccellone, compagno di don Berto).
(da sè, e parte)
Placida. A compiere le nozze andiam col rito usato.
L’amore e la concordia a noi conservi il fato.