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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/44

38 ATTO SECONDO

SCENA V.

Monsieur Bainer e detti.

Bainer. (Saluta tutti. Si pone a sedere; e prende il tè senza dir niente.)

Guden. (Leggendo smania.)
Bainer. Signor, che avete voi? (a monsieur Guden)
Guden.  Ah, in questo foglio ho letto
Quel che per lusingarmi voi non mi avete detto.
Bainer. Che contiene quel foglio?
Guden.  Contiene la fatale
Fondata, fondatissima sentenza del mio male.
Bainer. Chi ve lo diè? (alzandosi)
Guden.  Mel diede quel... ch’io non so chi sia.
(accennando monsieur Mann)
Bainer. Signor, meno galenica, e più filosofia.
(a monsieur Mann, togliendo la carta di mano a monsieur Guden)
Ad uno, il di cui male sta sol nello spavento,
Chi v’insegnò di porgere sì barbaro fomento?
Mann. Qua per curar non venni uom ch’è da voi curato:
Il foglio non è mio, ma il foglio è ben fondato.
Bainer. Lo sarà, non contrasto. Ma che ha che far con lui?
Mann. Legga quel foglio, e tremi. Vegga i perigli sui.
Guden. Oimè! (osservando ora l'uno, ora l'altro, quando parlano)
Bainer. Vi è noto appieno qual siasi il di lui male?
Mann. Lo conosco abbastanza. È orribile, è mortale.
Bainer. V’ingannate.
Mann.  Lo provo.
Bainer.  Non è che ipocondria.
Mann. È un ipocondria nera, che tende alla mania.
Bainer. Quai sintomi vedeste?
Mann.  Furor fuor di ragione.
Bainer. È falso l’argomento.
Mann.  Certa è la conclusione.
Bainer. Il polso è regolare.