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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/435


LA VEDOVA SPIRITOSA 427

Placida.  Non è vero. (facendo qualche passo)

Fausto.  Dunque quel cor mi adora.
(tenero, e fermo al suo posto)
Placida. Gli arcani del mio core non vi ho scoperto ancora.
(torna a sedere)
Fausto. (Cederà a poco a poco). (da sè, sedendosi)
Placida.  (Amore, ah sei pur tristo!)
(da sè)
Fausto. (Tentisi un nuovo assalto). (da sè)
Placida.  (Se dura, io non resisto).
(da sè)
Fausto. Il mio dover mi chiama, esige il mio rispetto,
Che a riferire io vada qual sia lo sposo eletto.
Placida. Ite da mia germana. Ella che il può, lo dica.
Fausto. Rassegnata è al destino. D’obbedienza è amica.
L’arbitrio è in vostra mano. Partendo il confermò.
Placida. Ch’ella don Fausto ha scelto, manifestar si può.
Fausto. Lo comandate voi? (alzandosi lentamente)
Placida.  Non vel comando, ingrato.
(alzandosi con dell’impeto)
Fausto. Se voi mel comandaste, sarei pur sfortunato!
Placida. Però vi adattereste ad obbedir tal cenno.
Fausto. Non ho sì falso il core, non ho sì corto il senno.
Placida. Lodaste pur mia suora.
Fausto.  Dovea lingua villana
Sprezzar donna Luigia in faccia a una germana?
Placida. Barbaro! discortese!
Fausto.  Or perchè m’ingiuriate?
Placida. Perchè la libertade di togliermi tentate.
Fausto. Se amore ai labbri miei tanto poter concede
Per meritar gli insulti, eccomi al vostro piede.
(s’inginocchia)
Placida. Alzatevi.
Fausto.  Non posso.
Placida.  Alzatevi.