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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/42

36 ATTO SECONDO

Taus.  Da me trovar si spera

Del flusso e del riflusso del mar la causa vera:
Guden. Se ciò veder mi lice, signor, sarò ben lieto:
Vi supplico di dirmi...
Taus.  Vi supplico star cheto.
(seguita a leggere)
Guden. (Ha ragion: questi studi esigono attenzione). (da sè)
Voi, signor, che studiate, con vostra permissione?
(a monsieur Paff)
Paff. Cerco la divisione del punto indivisibile.
Guden. Oh signor, perdonate: cercate un impossibile.
Paff. Tutto chi cerca trova.
Guden.  Come sperar si può?
Paff. Aspettate che ’l trovi, e poi risponderò. (segue a scrivere)
Guden. (S’egli non parla più pria d’averlo trovato,
Innanzi ch’ei risponda, il mondo è terminato.
Quest’altro ha un foglio in mano; temo aver a pentirmi,
Se chiedo cosa legga; ma serve a divertirmi), (da sè)
Signor.
(a monsieur Mann, il quale si fissa guardandolo cogli occhiali)
  Quel che leggete è qualche poesia?
Mann. (Dopo averlo ancora guardato.)
Quel ch’io leggo, è un trattato sopra l’ipocondria.
Guden. Oh signor, s’io non sono soverchiamente ardito,
Ditemi qualche cosa.
Mann.  Non ho ancora finito, (torna a leggere)
Guden. D’ipocondria che dice? è mal che sia incurabile?
Dirà, ne son sicuro, ch’è un male insopportabile.
Suggerisce il rimedio al pessimo vapore?
Ammette fra i rimedi accendersi d’amore?
Dice che al mal s’accordi un simile sollazzo?
Mann. Sono alla conclusione. L’ipocondriaco è un pazzo.
(queste ultime parole mostra di leggerle)
Guden. In sensi quasi simili Bainer lo definì.
Quando lo dicon tutti, dev’essere così.