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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/417


LA VEDOVA SPIRITOSA 409

Isidoro. Via la soggezione. Siam uomini di mondo.

Sigismondo. (Mi pare1 il di lei volto più ilare e giocondo.
Vorrei un’altra volta poterla almen vedere). (da sè)
Isidoro. Volete ch’io la chiami?
Sigismondo.  Mi farete piacere.
Isidoro. La cortesia negli uomini è una virtute umana.
Sigismondo. Vederla non potrei senza la sua germana?
Isidoro. Perchè una donna vedova venir con sua sorella?
Anzi verrà soletta.
Sigismondo.  È vedova ancor ella?
Isidoro. Vi è ignoto il di lei stato? Ah, non sapete nulla.
Sigismondo. Finora ho giudicato che fosse ancor fanciulla.
Isidoro. È stata maritata. È morto suo marito,
Ed or vuol, quanto prima, riprendere partito.
Se voi vi dichiarate, io sono il confidente.
Sigismondo. Vi prego, ma che l’altra or non sappia niente.
Isidoro. Vi servirò da amico. (Un merito così
Mi fo con donna Placida). Donna Luigia è qui.
(a don Sigismondo, con dispiacere)
Sigismondo. Lasciatemi con lei.
Isidoro.  Con lei? colla fanciulla?
Sigismondo. Fanciulla? Non è vedova?
Isidoro.  Voi non capite nulla.
Vedova è donna Placida. Questa è zitella ancora.
Sigismondo. Che è morto suo marito, non mi diceste or ora?
Isidoro. Dell’altra, e non di questa.
Sigismondo.  Sarà; non vi ho capito.
Isidoro. (Oh che testa di legno! Mi pare scimunito), (da sè)
Sigismondo. Dunque dell’altra siete il confidente amico.
Isidoro. Dell’altra, sì signore.
Sigismondo.  (Entrai nel bell’intrico), (da sè)
Isidoro. Ma possovi con questa servir, se il comandate.
Sigismondo. Vi prego, a donna Placida per or non lo svelate.
Dov’è donna Luigia, che non la vedo più?

  1. Zatta: Mi parve ecc.