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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/413


LA VEDOVA SPIRITOSA 405

Pria che tramonti il giorno, pubblicamente io spero

Che lo conosca ognuno, e che si scuopra il vero.
Berto. Via, ritrattate adunque ogni sospetto insano.
Mi preme soprattutti smentito il capitano.
Andrem con don Anselmo, andrem poscia al ritiro.
Vogl’ire a consolarlo. Nipote mia, respiro. (parte)

SCENA III.

Donna Placida, poi don Isidoro.

Placida. Oh perfido vecchiaccio! la carità l’ispira,

La carità vuol dire che a maritarsi aspira;
E vuole una fanciulla, e impiega per averla
Una serva, ch’ei crede capace a persuaderla.
Ma sopra ogn’altra cosa questa mi par più vaga:
Insidia la nipote, e il zio gli dà la paga.
Isidoro. (Eccola. Andarsi a chiudere? Eh, che non ha tai voglie.
Me la vo’ fare amica, se resta in queste soglie).
(da sè)
Placida. (E più che gli si dice, lo zio non sa 1 niente).
Isidoro. Servo di donna Placida.
Placida.  Serva sua riverente.
(Quest’altra buona pezza). (da sè)
Isidoro.  Ecco, signora mia,
Son venuto a tenervi un po’ di compagnia.
Se fuor bramate uscire, se in casa star volete,
La sera e tutto il giorno di me dispor potete.
Con voi verrò in carrozza, quando non siavi alcuno,
Pronto a cedere il posto liberamente a ognuno.
Alla conversazione mi offro di accompagnarvi,
Partir quando vi aggrada, tornare a ripigliarvi;
Darvi la man, se un altro servente non vi sia;
Seguirvi di lontano, se siete in compagnia.

  1. Ed. Zatta: non ne sa ecc.