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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/412

404 ATTO QUARTO

Piacer di veder sola in casa una fanciulla?

Berto. Oh ciel! che avete detto? oibò; non ne sa nulla.
Non vuol donne. Le donne son per lui tante furie.
Quelle del capitano furon calunnie, ingiurie.
Sentirsi a dir tai cose, tanto l’afflisse e tanto,
Che l’ho veduto io stesso a piangere in un canto.
Placida. Mortificarsi e piangere e lamentar si suole
Ciascun, qualor si sente toccar dove gli duole.
Berto. Oh oh, via, donna Placida. Pensar mal non conviene.
Don Anselmo, vi dico, so io ch’è un uom dabbene.
Placida. Quali nuove ne avete?
Berto.  Ne vedo ogni momento.
Sentitene una fresca, che val per più di cento.
Invigila all’onore di semplici donzelle,
Procura l’uom dabbene di maritar zitelle;
E non saran tre ore che a lui de’ miei quattrini,
Per maritarne una, died’io cento zecchini.
Queste son opre buone.
Placida. (Che sì, che la sposina
Ch’ebbe i cento zecchini, sarà la Clementina). (da sè)
Berto. Di lui direte male? Ah! dubitar potrete?
Placida. Questa buona zitella, signor, la conoscete?
Berto. Non vuol che alla ragazza sia noto il nome mio,
Nè vuol ch’io la conosca.
Placida.  Saggio costume e pio.
Ma che direste voi se io la conoscessi,
E il nome della giovane e il grado vi dicessi?
Berto. Ne avrei piacer, per dirla.
Placida.  Saperlo a me sortì.
Ma non lo dico adesso; voi lo saprete un dì.
Berto. Che dite or del buon uomo? Non ha un cor che
innamora?
Placida. Tutta la sua bontade non conoscete ancora.
Ora discuopro in esso un zelo, una virtù,
Che l’onestà del cuore giustifica di più.