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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/410

402 ATTO QUARTO

Anzi, nè io conosco quel che li mette fuora,

Nè sa il benefattore qual sia la sposa ancora.
Vi è una persona in mezzo, persona di proposito,
Che ha in mano i cento ruspi tenuti per deposito;
Ma il galantuom nemmeno vuol esser nominato,
Ed io di non parlare promisi, ed ho giurato.
Ora io sono a pregarvi per noi dirlo al padrone,
Perchè senza contrasti ci dia la permissione.
Placida. Sai che don Berto è facile, che accorda ogni richiesta;
Non ti saprà negare cosa sì giusta e onesta.
Io mi rallegro teco della buona fortuna.
È assai trovar la dote senza fatica alcuna.
Bada ben, Clementina, come e con chi t’impicci;
Bada, pria d’impegnarti, che non vi sian pasticci.
Che poi quell’uom da bene che ti ha beneficata,
Non intendesse un giorno d’averti comperata.
Clementina. Eh, semplice non sono; se avesse tal pazzia...
Ma so che vuol comprare un’altra mercanzia.
Placida. Parlami schietto almeno.
Clementina.  Ne avrei tutto il contento,
Ma favellar non posso, il vieta il giuramento.
Voi lo saprete un giorno. Intanto i miei pensieri
Dite al padron, vi prego.
Placida.  Lo farò volentieri.
Clementina. Dov’è donna Luigia?
Placida.  In stanza ritirata.
Clementina. Deggio andare a trovarla, per farle un’imbasciata.
Placida. Per parte di quel tale che offre i zecchini cento?
Clementina. Oh pensate, signora! non ho tal sentimento.
Per parte di donn’Anna, figlia di don Fabrizio...
Deggio, pria ch’io mi scordi, pregarla di un servizio.
Parlar di certi affari... (affè, l’ho fatta grossa.
Diavolo maladetto! mi ha fatto venir rossa).
(da sè, e parte)