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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/41


IL MEDICO OLANDESE 35

Servo di lor signori.

(saltila alcuno di loro; rispondono al saluto senza dir niente)
  Che studiasi di buono?
Non sono un letterato, filosofo non sono,
Ma anch’io delle bell’arti prendo qualche diletto.
Signore, a me non sembra mancare al mio rispetto,
(verso uno di loro, che mostra d’inquietarsi)
Onde abbiate a inquietarvi. Fatemi voi ragione.
(ad un altro, che non risponde)
Oh sì, che ho ritrovato buona conversazione!
Ch’io tratti e mi diverta, Bainer mi raccomanda.
Son questi i passatempi che trovansi in Olanda?
Eh, l’avrei ritrovato il passatempo amabile;
Ma un forestier... sì presto... so che non è sperabile.
E se un po’ po’ mi attacco, quel che sarà lo veggio:
Venni in Olanda afflitto, e partirò assai peggio.
Scacciar vorrei di mente le immagini funeste.
(Ma che fan qui costoro? che genti sono queste?)
Hanno ragion? favellano? o son di senso vuote
Macchine, che si muovono per via di suste e ruote?) (da sè)
Lass. Monsieur Taus.
Guden.  (Oh, egli parla). (da sè)
Lass.  Spero averlo trovato.
Guden. Che cercate, signore? (a monsieur Lass)
Lass.  Il circolo quadrato.
Guden. Signor, questa scoperta vi fa un onor sovrano;
L’hanno finor cercata tante Accademie invano.
Lass. S’ha da trovar.
Guden.  In Leiden fiorisce alto sapere.
Vi prego illuminarmi.
Lass.  Vi prego di tacere, (seguita a leggere)
Guden. Siete voi persuaso, signor, di tal scoperta?
(a monsieur Taus)
Taus. Or mi tiene occupato cosa che assai più merta.
Guden. E qual è l’argomento?