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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/405


LA VEDOVA SPIRITOSA 397

Isidoro. Sia ringraziato il cielo, alfin si pranzerà,

Quando non arrivassero dell’altre novità.
Per voi una pernice si metteria da parte;
Ma io, se non vi piacciono, godrò la vostra parte.
Perchè non si dilati il fumo dell’arrosto,
Farò che le pernici si mangino ben tosto.
Ah, che non vedo l’ora che mi conceda il fato
Giugnere a divorarmi quel pane abbrustolato. (parte)

SCENA XII.

Donna Placida ed il Servitore.

Placida. A don Fausto, che venga. v (al servitore)

Servitore. (È ora, in verità).
(da sè, e parte)
Placida. Di sì lunga anticamera don Fausto che dirà?
E tanto compiacente, tanto pien di rispetto,
Ch’essere compatita da lui mi comprometto.
Ma chiedo a me medesima: perchè con tal pretesto
Sottrarmi al capitano, e poi ricever questo?
Sarebbe mai codesta forza di occulto amore?
Ah, vincerò gl’impulsi, e terrò in guardia il core.

SCENA XIII.

Don Fausto e la suddetta.

Fausto. Temerei con ragione venir rimproverato

Di essere inopportuno sollecito tornato,
Se grazia non sperassi, anzi che sdegni ed onte,
Qua dove delle grazie è situato il fonte.
Placida. Esser con più giustizia da voi rimproverata
Potrei d’aver sì tardi risposto all’imbasciata,
Se certa non foss’io che il vostro cuor non usa
Per accordar perdono attendere la scusa.