Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/395


LA VEDOVA SPIRITOSA 387

Clementina. Temerario, insolente. (alzando la voce)

Paoluccio.  Or ora anch’io vi dico...
(alzando la voce)
Clementina. Va via, più non ti voglio. (come sopra)
Paoluccio.  Non me ne importa un fico.

SCENA II.

Don Anselmo e detti.

Anselmo. Cos’è, figliuoli miei?

Clementina.  M’insulta.
Paoluccio.  Mi strapazza.
Anselmo. Siate buono, figliuolo; chetatevi, ragazza.
Sotto un padron sì docile che vi ama e vi governa,
Fate che fra voi regni la carità fraterna.
Clementina. Gli dissi della dote; ed ora non mi vuole
Senza i cento zecchini.
Anselmo.  Donna tacer non suole.
Clementina. Soffrir non voglio in casa questo novello affanno.
Se non li ho, men vado.
Anselmo.  Zitto, che ci saranno.
Guardate: in questa borsa vi son delle monete,
Vi son cento zecchini; ma, figli miei, tacete.
Quello che a voi li dona, non vuol che il sappia ognuno;
Io pur di me non voglio che parlisi ad alcuno.
Ecco i cento zecchini per voi, se vi sposate.
Ma zitti, e non si sappia.
Paoluccio.  Non parlerò.
Anselmo.  Giurate.
Paoluccio. Giuro al ciel ch’io non parlo.
Clementina.  Anch’io giuro lo stesso.
Anselmo. Giuramento difficile per il femmineo sesso!
Paoluccio. Via, dateci il denaro.
Anselmo.  Sa Clementina il come
Puote acquistar la dote, e di consorte il nome.