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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/389


LA VEDOVA SPIRITOSA 381

SCENA VII.

Donna Luigia e detti.

Luigia. Son qui, che comandate?

Placida.  In compagnia vi bramo.
Sigismondo. (La cambiale è scaduta; oggi quanti ne abbiamo?)
(da sè, in distrazione, tirando fuori un taccuino)
Luigia. (Chi è questi?) (piano a donna ’Placida)
Placida.  (Uno dei tre. Come vi sembra grato?)
(a donna Luigia)
Luigia. (Per dir la verità, mi piace l’avvocato), (a donna Placida)
Placida. (Povera innocentina!) (da sè)
Luigia.  (Non guarda, non favella?)
(a donna Placida)
Placida. Signor, non vi degnate favorir mia sorella?
(a don Sigismondo)
Luigia. (Questi sarà l’astratto). (da sè)
Sigismondo.  Domandovi perdono.
M’inchino alla signora, e servitor le sono.
Luigia. Serva sua riverente.
Placida.  Sediamo, se vi piace.
(a don Sigismondo)
Sigismondo. Deggio partir, signora. (Davver non mi dispiace).
(da sè, osservando donna Luigia)
Vuol tabacco, signora? (a donna Luigia, offerendolo)
Luigia.  Mi farà grazia. (prende tabacco)
Sigismondo. (Affè,
Mi par più compiacente. Sprezzabile non è).
(da sè, ponendosi a sedere)
Placida. Dunque anche noi sediamo, (a donna Luigia, sedendo)
Luigia.  Sediam, come volete, (siede)
Placida. Don Berto e don Anselmo. (a donna Luigia, osservando)
Luigia.  Oimè! (alzandosi un poco)
Placida.  Non vi movete.
(fa sedere donna Luigia)