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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/381


LA VEDOVA SPIRITOSA 373

Berto. Cento zecchini adunque...

Anselmo.  A un altro i’ cercherò.1
Berto. Non mi mortificate, che io ve li darò.
Anselmo. Quando? perchè la cosa non merta dilazione.
Berto. Tosto andiamo a pigliarli.
Anselmo.  (È pure il buon pastone).
(da sè, e partono)

SCENA 111.

Donna Placida e Paoluccio.

Placida. Vieni qui, Paoluccio. Da che non ti ho veduto,

Tu sei nella persona moltissimo cresciuto.
Paoluccio. Ma! la mal’erba cresce.
Placida.  È ver, non me ne appello.
Qual sei cresciuto in carne, sei cresciuto in cervello?
Dimmi, sei più com’eri da prima, un precipizio?
Paoluccio. Mi par, se non m’inganno, d’aver fatto giudizio.
Placida. Per farti un po’ di merito, il dirlo poco costa.
Paoluccio. Se gli altri non lo dicono, lo dico a bella posta.
Placida. Don Berto ti vuol bene?
Paoluccio.  Di lui non mi lamento.
Di tutto quel ch’io faccio, suol essere contento;
Ma vengono per casa due cari amici sui,
Che a tutta la famiglia comandan più di lui.
Ei suol la cioccolata pigliare ogni mattina,
Ma sia presto o sia tardi, perciò non si tapina.
E quei scrocchi insolenti la voglion di buon'ora,
E se non è ben carica, san lamentarsi ancora;
E tanto all’ingordigia son per costume avvezzi,
Che oltre quella che bevono, ne mangiano dei pezzi.
Caffè loro non manca, qualor mi sia ordinato,
Pur sempre me ne pigliano di quel polverizzato,

  1. Ed. Zatta: i’ chiederò?