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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/376

368 ATTO SECONDO

Anselmo. Distinguer non sapete ancor, figliuola mia,

Dai leciti pretesti l’illecita bugia.
È vero, anch’io l’insegno quest’ottima morale:
Per conseguire un bene, non si può fare un male.
Però nel caso nostro dirle che il zio l’impone,
Non è mal, se il comando è onesto, e si suppone.
Fate quel ch’io vi dico.
Clementina.  Signore, in vita mia,
Almen che mi ricordi, non dissi una bugia.
Non voglio principiare ad avvezzarmi adesso.
Non la dirò per certo.
Anselmo.  Ostinazion del sesso!
Che sì, che se vi chiedo qual sia la vostra età,
Saprete senza scrupoli negar la verità?
Clementina. Che sì, se vi domando se siete un uom sincero,
Cento bugie mi dite per sostener ch’è vero?
Anselmo. Posso giurar ch’io sono nemico degli inganni.
Clementina. Come poss’io giurare che son di dodici anni.
Anselmo. (Costei può rovinarmi, e mi può far del bene.
Con doni e benefizi convincerla conviene). (da sè)
Voi mi credete un tristo, lo soffro e vi perdono;
Venite qui, vo’ farvi conoscere chi sono.
Un galantuom mi ha dato cento zecchini nuovi,
Perchè una buona giovane da maritar ritrovi.
Si trovan scarsamente le buone ai giorni nostri:
Se l’occasion trovate, i ruspi sono vostri.
Clementina. Signor, voi condannate cotanto l’impostura,
E poscia mi venite con tal caricatura?
Anselmo. Voi non mi conoscete. Il ver dico e ragiono,
E se all’impegno io manco, un mentitore io sono.
Clementina. Che mi diciate il vero, provisi pria dal fatto,
E poi de’ miei sospetti mi pento e mi ritratto.
Anselmo. Trovatevi lo sposo.
Clementina.  Lo sposo fate il conto
Che l’abbia ritrovato. Non è lontano. È pronto.