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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/367


LA VEDOVA SPIRITOSA 359

E siam padroni noi più del padrone istesso,

E che costei venisse a comandare adesso?
Anselmo. Eh, per mangiar non preme; si piglia quel che viene.
Isidoro. Però, se vi è del buono, voi vi portate bene.
Anselmo. Per la mia bocca facile i ceci anche son buoni.
Isidoro. Mi pare che vi piacciano le trute ed i capponi.
Anselmo. Se vi son, non li sdegno. Son creati per l’uomo,
Ma basta per nudrirci una radice, un pomo.
Per vivere digiuno avrei forza e virtute,
Del prossimo potendo giovare alla salute.
Isidoro. Ecco viene don Berto.
Anselmo.  Convien discreditare
Costei; non per il sozzo desio di mormorare,
Ma sol perchè don Berto scacci la donna pazza,
Che può nel mal costume condurre una ragazza.
Isidoro. A voi preme la figlia, a me sol la cucina.
Anselmo. Ah, non sapete quanto vaglia un’innocentina.

SCENA V.

Don Berto e detti.

Berto. Amici, eccomi qui. Finora mi han fermato,

Per via di donna Placida, in certo magistrato.
Libero dagli affari per la nipote mia,
Eccomi qui a godere la vostra compagnia.
Isidoro. Oggi che e’è da pranzo?
Berto.  Non andaste in cucina?
Isidoro. Andarvi non ardisco: or v’è la signorina.
Berto. Perchè vi è la nipote, deesi aver soggezione?
Oh bella! in casa mia non sarò io padrone?
Il solito costume non cambiasi per lei:
Voglio mangiare, e voglio goder gli amici miei.
Presto andate in cucina. Io spendo, ed io comando.
Sollecitate il cuoco, a voi mi raccomando.