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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/351


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A SUA ECCELLENZA

LA SIGNORA DONNA

GIACINTA ORSINI

BONCOMPAGNI LUDOVISI

DUCHESSA D’ARCE1.


SE è vero, (come pur troppo ho anch’io qualche volta sperimentato) che dopo una grande allegrezza, qualche sensibile dispiacere ordinariamente succeda, qual sarà il mio destino per l’avvenire, dopo quell’estrema consolazione che mi ha recato vedermi in Roma sì dolcemente accolto, e con tanto favorevole prevenzione felicitato? Sono parecchi anni che in questa Illustre eccelsa Metropoli dell’Universo vengono le mie Commedie rappresentate, e sono state sempre, per mia fortuna, benignamente sofferte. Ora vi sono io in persona a dirigerle nel gran Teatro di Tordinona; e so che la mia venuta ha impresso nell’animo di qualcheduno, che l’esito delle Comiche mie rappresentazioni in quest’anno abbia a sorpassar di gran lunga il fortunato incontro delle passate2. Questa buona opinione che mostrasi aver di me, mi pone nella maggiore angustia del mondo. So quanto siano pericolose queste magnifiche prevenzioni; so pur troppo, che poche volte ritrova il Pubblico l’esito alla espettazione corrispondente, onde ho questa bella obbligazione a me stesso, di esser venuto da me medesimo a pregiudicarmi. Nel dedicare adunque all’E. V.

  1. La presente lettera di dedica fu scritta e stampata a Roma, nel dicembre del 1758, in testa all’edizione in prosa della commedia (vedasi Appendice); e uscì di nuovo a Venezia l’anno 1761 nel t. VII del Nuovo Teatro Comico dell’Avo. C. Goldoni edito dal Pitteri (il volume, pronto da gran tempo, era stato licenziato dai Riformatori fin dal giugno 1759, un mese avanti la partenza del Goldoni da Roma, ma restò sospesa la stampa in causa della morte del tipografo, Francesco Pitteri: v. pref. alla Ircana in Ispaan, t. VI della cit. ed.). Nell’edizione romana leggesi soltanto: «ECCELLENZA - Se è vero ecc.».
  2. Nel novembre 1758 partì il Goldoni da Venezia per Roma (v. Mémoires per cura di G. Mazzoni, Firenze, 1907, vol. II, p. 387). Al 26 dicembre cominciavano le recite al Tordinona.