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italiani, Padova, 1872, vol. I, p. 77). Scritta per filodrammatici la commedia è da essi ripresa di frequente. Si fa al Collegio di S. Carlo a Modena nel carnovale del 1766 (Gandini, Cronistoria dei Teatri di Modena, Modena, 1873, II, p. 250). Di nuovo a Modena l’anno dopo in sala Montecuccoli, interpreti i dilettanti diretti dall’ab. Flaminio Bastardi e la recita svegliò l’estro poetico dell’ab. G. Ferrari (cfr. Modena a C. G., 1907, pp. 233, 239, 253). Due volte si legge il titolo della commedia nella cronistoria dell’Accademia filodrammatica romana del Prinzivalli (Terni, 1888, pp. III, 135; anni 1854 [?], 1856); una volta [30 dic. 1888] in quella della Società Filarmonico-Drammatica di Trieste ([Hermet]. Memorie, 1884, p. 62). Così secondo le scarsissime fonti a noi accessibili. Ma dal modesto palcoscenico dei dilettanti la commedia passò ai comici di professione e qui le testimonianze, se anche ìmpari alla fortuna avuta, non difettano. Del 1762 l’eseguisce la Comp. Lapy al Teatro di San Luca (Bartoli, op. cit., I 148) e del buon successo l’autore si compiace nelle sue lettere all’Albergati (Raccolta Masi, pp. 236, 240). Altre recite: della Comp. Andreani il 25 maggio 1836 al Nota di Lucca (Rasi, I Comici italiani, 152); della Comp. Vergnano, il 2 novembre 1844, al Comunale di Modena (Tardini, La Drammatica nel Nuovo Teatro Comunale di Modena, 1898, p. 29) e nel carnovale 1848-49 a quello di Cesena (A. e L. Raggi, Il Teatro Comunale di Cesena, 1906, p. 1 88); della Comp. di L. Pezzana anche al Comunale di Modena il 1 3 nov. 1850 e l’8 aprile 1869 (Tardini, pp. 71, 119). Assai notevole, sia per l’ottima esecuzione che per il favore onde venne accolta fu la ripresa del 1875, interprete la Comp. Pietriboni che ne fece un caposaldo del repertorio. Le parti principali erano due anni dopo così distribuite: Florida — Silvia Fantechi Pietriboni, Il conte Roberto — Pietriboni, Don Flavio — Rasi, Don Claudio — Di Napoli, Gandolfo — Barsi. Si recitò, salvo errore, per la prima volta la sera del 23 marzo al Gerbino di Torino a favore della sottoscrizione per un monumento a Carlo Goldoni e e la precedette un arguto prologo d’occasione del Giacosa, che illustrava il ritorno dei nostri comici al culto del Veneziano (Teatro in Versi di C. G., Torino, 1888, vol. VI, pp. 59-68). In una rassegna drammatica che abbraccia gli ultimi tre decenni del secolo scorso Giuseppe Costetti fece questa lode al Pietriboni: «Un solo capocomico, Giuseppe Pietriboni, ebbe la felice idea di piantare il piccone in quella miniera [il teatro del Goldoni]; e ne ritrasse per anni ed anni, con una Compagnia più studiosa e affiatata che valorosissima, denari a staia. Il solo Cavalier di spirito così gli produsse, da farne una cartella di rendita più che ragionevole per viverci su» (Il Teatro italiano nel 1800. Rocca di S. Casciano, 1901, p. 361). Sulle riprese di commedie goldoniane fatte dal Pietriboni cfr. ancora: Gazzetta di Venezia del 16 giugno 1876, Appendice; Nuova Antologia del 1.o marzo 1884, p. 142; Rasi, Giuseppe Pietriboni nel Marzocco dell’8 sett. 1907 e nei Comici italiani, ad nomen)- Recenti e fortunate esumazioni, come oggi si dice, son quelle del Teatro Minimo a Roma, interprete principale Achille Vitti (Tirso, Roma, 13 giugno 1910), il quale, formata la Compagnia del Teatro Italiano, lo recitò al Carignano di Torino (cfr. la Stampa dell’11 marzo 1911) e altrove (Corr. d. sera, 7-8 aprile 1912, Scena di prosa, 18 maggio 1912).