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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/341


IL CAVALIER DI SPIRITO 333

Conte. Qual fondamento avete per sospettar di me?

(a don Flavio)
Flavio. Si sa ch’ella vi adora. (al Conte, di donna Florida)
Florida.  Un impostore egli è.
(al Conte, di don Flavio)
Conte. Eh, fra gente ben nata si tronchino i strapazzi.
Deggio parlar sincero? Affè, noi siam tre pazzi.
Don Flavio affetta sdegno, e muor per la sua sposa;
La dama arde d’amore, e finge la sdegnosa.
Ed io nell’impacciarmi con due senza ragione,
Son pazzo da catene, e merito il bastone.
Il mio buon cor mi guida, più ancor che non dovrei,
Ad impiegar per tutti i buoni uffizi miei.
Chi consigliò la dama ad esser più costante?
Chi consigliò don Flavio a non lasciar l’amante?
Chi procurò scacciare d’ambi lo sdegno, il duolo?
Chi delle nozze al nodo ambi vi sprona? Io solo.
Io fui, che di don Claudio feci abbassar l’orgoglio:
Quel che tacer voleami, ora far noto io voglio.
Lo minacciai di morte, se persisteva ardito;
Accompagnar lo feci, ed è da noi partito.
Sperai prossime tanto le vostre nozze al letto,
Che preparai in mia casa un ballo ed un banchetto,
Facendo alla mancanza di dame e cittadine,
Supplir le più ridenti, vezzose contadine.
Tutto con voi si getta, ogni fatica è vana,
Ambi vi fate vanto d’ostinazione insana.
Se per far ben vi spiaccio, domandovi perdono.
Vo al ballo ed al convito. Vi lascio e vi abbandono.
(in atto di partire, ma si ferma ascoltando)
Flavio. Non dite che si fermi? (a donna Florida)
Florida.  Dirollo, acciò che voi
Diciate che invaghita son io dei pregi suoi?
Flavio. Direi che non partisse, ma dirlo a me non tocca.
Florida. Se voi non glielo dite, per me non apro bocca.