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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/340

332 ATTO QUINTO

Flavio. Signor, con chi parlate?

Conte.  Con nessun, lo protesto.
Leggo quel che sta scritto. Oh il gran bel libro è questo!
Flavio. Porreste andare altrove a leggere così.
Conte. Con vostra permissione, vuò leggere e star qui.
Flavio. Parmi un’impertinenza.
Conte.  Nella più fresca età
Bel spirito si chiama quel ch’è temerità.
(mostrando di leggere)
Flavio. Chi lo dice?
Conte.  Il mio libro.
Flavio.  Il libro? non lo credo.
Che offendermi volete indegnamente io vedo.
Tal non mi trattereste colla mia spada al fianco.
Conte. Le risse non procuro; ma di valor non manco.
(segue a leggere)
Flavio. Ci troverem col brando.
Conte.  Sempre quando vi aggrada.
(come sopra)

SCENA ULTIMA.

Donna Florida con la spada di don Flavio, ed i suddetti.

Florida. Ecco, signor don Flavio, ecco la vostra spada.

Flavio. A tempo la recaste. (prende la spada)
Conte.  Come! qual tradimento?
(alzandosi parla con donna Florida)
In casa m’invitaste per mettermi in cimento?
Vengo con buona fede al sol vostro comando,
E a lui perchè mi assalga voi provvedete il brando?
Florida. Assalirvi don Flavio? Perchè? Qual ira ha accesa
Contro di voi nel petto? Sarò in vostra difesa.
(si mette dalla parte del Conte, contro don Flavio)
Flavio. Sì, difendete pure il mio rival felice.
Florida. Vostro rivale il Conte? È un mentitor chi il dice.