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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/339


IL CAVALIER DI SPIRITO 331

Abbia, com’è il dovere, inteso il suo comando.

Flavio. Con donna che dipende, è vano il complimento;
Farò le vostre scuse.
Conte.  Dunque, per quel ch’io sento,
Voi l’avete sposata. Lasciate che con lei
Faccia per consolarmi i complimenti miei.
Flavio. Moglie mia non è ancora, nè ancora ho stabilito
Se di una donna ingrata io voglia esser marito.
Conte. Siatelo o non lo siate, la cosa è indifferente.
Mi cercò donna Florida. Io venni immantinente.
Flavio. Basta ch’ella lo sappia, che a lei venuto siete;
Farò le parti vostre, andarvene potete.
Conte. Il vostro complimento mi par con poco sale;
E poi se riderò, ve ne averete a male.
Flavio. Deriso esser non voglio.
Conte.  Fintanto ch’ella viene,
Discorriam della guerra: si son portati bene
In campo di battaglia i valorosi eroi?
Flavio. Per ora dispensatemi, ne parlerem dopoi.
Conte. Via, siate compiacente.
Flavio.  In altra parte andiamo.
Conte. Aspetto donna Florida. Sediamoci e parliamo. (siede)
Flavio. (Che impertinenza è questa?) (da sè)
Conte.  Siedo, perchè son stracco.
Nella battaglia orribile chi diede il primo attacco?
Flavio. Favellar non ho voglia.
Conte.  Ebbene, tacerò.
Per non istar ozioso, un libro io leggerò.
(cava di tasca un libro, e legge)
Flavio. Bramerei di star solo, senz’altri in compagnia.
Conte. Se volete esser solo, ebbene, andate via. (poi legge)
Flavio. Dunque ragione avete di essere preferito.
Conte. La padrona mi fece il generoso invito. (come sopra)
Flavio. V’intima la partenza un che non è il padrone.
Conte. La gioventù è incivile per mala educazione, (come sopra)