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IL CAVALIER DI SPIRITO 327

SCENA III.

Donna Florida, poi Gandolfo che torna.

Florida. Lo so che il torto è mio, so che a ragion si duole

Don Flavio, ma piegarsi la femmina non suole.
Non so come facessi stamane a chieder scusa.
Suo danno, se persiste, suo danno, se si abusa.
Ora per me è finita, sua sposa più non sono,
Se non mi viene ei stesso a chiedere perdono.
In libertà mi ha posto; di ciò vuò profittarmi,
E se mi vuole il Conte, a lui saprò donarmi.
Stanca di viver sola, vuò prender nuovo stato;
Sarò sposa di Flavio, se veggolo umiliato.
Quando no, vada pure ove il destin lo chiama:
Sarò di chi mi merita; sarò di chi mi brama.
Gandolfo. Eccomi di ritorno. Don Flavio ho ritrovato.
Florida. Che vi disse don Flavio?
Gandolfo.   Mi pare un disperato.
Ha veduto don Claudio passar per una strada,
E vuol che donna Florida gli mandi la sua spada.
Florida. Negargliela per ora mi par miglior consiglio,
Se non ha l’armi al fianco, eviterà il periglio.
Gandolfo. Certo il pensiere è giusto. Da ciò vedo, signora,
Che siete assai prudente, e che l’amate ancora.
Florida. Confesso, che per lui serbo ancor dell’affetto.
Di me non gli parlaste?
Gandolfo.   Gli parlai.
Florida.   Cosa ha detto?
Gandolfo. Ha detto... Veramente è aspra l’ambasciata.
Florida. Dite liberamente.
Gandolfo.   Vi chiamò cruda, ingrata,
Mancatrice, infedele, e disse apertamente,
Che a ritornar da voi disposto non si sente.
Florida. Gandolfo, nella stanza dove ho testè pranzato,
La spada troverete, che a voi ha ricercato.