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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/334

326 ATTO QUINTO

Venisse il Conte almeno; egli col suo discorso

Atto sarebbe a entrambi a porgere soccorso.
Ma non verrà, temendo di essermi importuno;
Sono smaniosa, inquieta. Elà, non vi è nessuno?
(chiama)

SCENA II.

Gandolfo e detta.

Gandolfo. Eccomi.

Florida.  Sempre voi? Non vi è alcun servitore?
Gandolfo. Io faccio da staffiere, da cuoco e da fattore;
Ma il faccio volentieri per la padrona mia,
E la vorrei vedere un poco in allegria.
Quel che le donne attrista, d’amanti è la mancanza,
Ma voi vi confondete, cred’io, nell’abbondanza.
Florida. Si è veduto don Flavio?
Gandolfo.  D’allor ch’egli è partito
Non l’ho veduto più.
Florida.  Si sa dove sia ito?
Gandolfo. Sarà poco lontano il povero signore;
Ritornerà senz’altro. L’aspetta il servitore.
Florida. E don Claudio?
Gandolfo.  Don Claudio si vede tutto il giorno,
Come fa l’ape al miele, girare a noi d’intorno.
Convien dir, che vi sia del dolce in quantità,
Se tanti calabroni si aggirano per qua.
Florida. Ite a veder se trovasi don Flavio a noi vicino,
Se fosse per la strada, nell’orto o nel giardino.
Vorrei che qua venisse, ma non da me chiamato:
Fate che un buon pretesto da voi sia ritrovato.
Se di più non mi spiego, so già che m’intendete.
Gandolfo. Son pratico del mondo, e so quel che volete.
Potete comandarmi, e vi farò il fattore,
Qual nell’arte facendo, in quella dell’amore. (parte)