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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/328

320 ATTO QUARTO

Florida. Ah, trattenete il colpo, (arresta il braccio a don Claudio)

Claudio.  Va’, che sei fortunato.
(a don Flavio)
Flavio. (Si alza, e cerca la spada.)
Florida. Partite. (a don Claudio)
Claudio.  Non si speri, ch’io parta invendicato.
Florida. Qual prepotenza è questa? Olà, fuor del mio tetto.
(a don Claudio, incalzandolo verso la porta)
Claudio. Son cavalier, lo sdegno di femmina rispetto. (parte)

SCENA VII.

Don Flavio e donna Florida.

Flavio. Raggiungerò l’indegno.

(volendo seguitar don Claudio colla spada in mano)
Florida.  Fermatevi. (trattenendolo)
Flavio.  Lasciate.
(facendo forza per andare)
Florida. Don Claudio mi rispetta, e voi mi disprezzate?
(trattenendolo)
Flavio. Ah, s’involò a’ miei lumi, trovarlo or non m’impegno.
Ma di fuggir non speri; lo troverà il mio sdegno.
Florida. Contro l’amico vostro quale ragion vi accende?
Flavio. Da me una sposa infida saperlo invan pretende.
Florida. Parvi che sia infedele chi per la vostra vita
Contro d’un uomo armato venne ad esporsi ardita?
Flavio. Qualunque sia il motivo, che in mio favor vi ha mosso,
L’infedeltà rammento, scordarmela non posso.
Florida. Ed io non men di voi rammento a mia vergogna,
Di un foglio mentitore l’inganno e la menzogna.
Flavio. Ferito, sfigurato, di voi non son più degno.
Florida. Per provare una sposa vi vuole un bell’ingegno.
Flavio. Perfida!
Florida.  Mentitore!