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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/327


IL CAVALIER DI SPIRITO 319

SCENA IV.

Don Flavio solo.

Felice lui che pensa le cose a sangue freddo!

Quando il furor m’accende, sì presto i’ non m’affreddo.
S’or mi venisse incontro don Claudio sciagurato,
Vorrei colla mia spada trargli dal seno il fiato.
Non merta che si serbino le leggi dell’onore,
Un uomo menzognero, un empio traditore.

SCENA V.

Don Claudio e detti.

Claudio. Amico.

Flavio.  Ah scellerato! (vuol assalirlo colla spada)
Claudio.  A me? (ritirandosi)
Flavio.  Sì a voi, mendace.
(si avanza incalzandolo)
Claudio. Anch’io saprò difendermi (impugna la spada)
Flavio.  Dovrai cadere, audace.
(Si battono; don Claudio incalza violentemente don Flavio, e questi rinculando si abbatte senza avvedersene nelle sedie che sono in mezzo alla stanza, e cade.)

SCENA VI.

Donna Florida e detti.

Florida. (Oimè! cadde il meschino.)

(da sè, sulla porta della camera, non veduta)
Claudio.  Tua vita è in mio potere.
(minacciando don Flavio)
Flavio. Non è, ferir chi cadde, azion da cavaliere.
Claudio. Nè fu gloriosa azione venirmi ad assalire
In domestico sito. Perfido, hai da morire. (lo vuol ferire)