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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/326

318 ATTO QUARTO

Flavio. Ah, non dovea sì presto scriver la carta ingrata.

Conte. Riflettere conviene, se alcun l’ha consigliata.
Flavio. Fosse don Claudio autore del duplicato imbroglio?
Ei mi recò sollecito colle sue mani il foglio.
Ei consigliommi a fingere, a starmi ritirato:
Di amante a donna Florida egli è che vi ha accusato.
Se falsamente il disse, se è menzognero in questo,
Esser potrebbe ancora un traditor nel resto.
Lo troverò, l’indegno, lo troverò fra poco. (irato)
Conte. Amico, io vi consiglio di moderare il foco.
Chi col furor si accieca, chi corre in troppa fretta,
Suol la ragion sovente smarrir della vendetta.
Prima di vendicarsi di un torto, di un disgusto,
Esaminar conviene se il sospettar sia giusto;
Cercar per altra strada la sua soddisfazione,
Provar se l’avversario vuol renderci ragione,
E far che sia la spada quell’ultimo cimento
Con cui l’onore adempia il suo risentimento.
Pensiamo che la vita nel mondo è il primo bene;
Per ogni lieve incontro sprezzarla non conviene:
Quando l’onore il chieda, dee cimentarsi, il so,
Ma incontro alle sventure più tardi che si può.
Non basta il dir, son bravo, non basta il dir, son forte;
Si va sempre, battendosi, incontro a dubbia sorte.
Voi altri militari so che il valor vantate,
Vincete cento volte, ed una ci restate.
Si ha da morir? si mora, ma almen da buon soldato;
Morir da valoroso, e non da disperato.
Chi muor per una donna, sapete cosa acquista?
Quella iscrizion graziosa, che in lapide fu vista:
Qui giace un cavaliere morto per donna infida;
Divoto il passeggiere dica: fu pazzo, e rida. (parie)