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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/323


IL CAVALIER DI SPIRITO 315

Ci proverem, signore, ma ragioniamo un poco,

Senza scaldarci il sangue, senza avvampar di fuoco.
Flavio. Quanto dovrò soffrire questo grazioso invito? (ironico)
Conte. Lo soffrirete in pace, infin che avrò finito.
Flavio. Via, spicciatevi tosto.
Conte.  Deponete l’orgoglio.
Ora non siamo in armi. Amico ora vi voglio.
Trattiam di quel che preme, e il dir poi terminato,
Foco, furore e sdegno, corrasi in campo armato.
Parliam placidamente.
Flavio.  (Che sofferenza è questa!) (da sè)
Conte. Ch’io sia vostro rivale fitto vi avete in testa;
Vi proverò che tale non sono ad evidenza.
Sposate donna Florida in pace, in mia presenza.
Se amassi il suo sembiante, se mia volessi farla,
Credete che vilmente giungessi a rinunziarla?
Se battere s’abbiamo senza ragione alcuna,
Almen vorrei col ferro tentar la mia fortuna;
E dir, se al mio rivale mi riesce di dar morte,
Sarò di donna Florida più facile il consorte.
Ma la rinunzio in prima; sposatela, vi dico:
Poi la disfida accetto. Questo è parlar d’amico.
Questo è quell’onor vero, che un cavalier dichiara:
Al campo solamente a viver non s’impara.
La spada non s’impugna per uso e per baldanza:
Un uom non si assalisce inerme in una stanza.
E meglio intendereste, signor, la mia ragione,
Se prima aveste avuto miglior educazione.
Ma non andiam tentando l’ire focose ultrici,
Passiamo ad altre cose, parliamoci da amici.
Voi giudicate ingrata la sposa vostra, il veggio;
Sarebbe colpa vostra, se fatto avesse peggio.
Chi v’insegnò dipingervi sì sfigurato in viso?
Perchè dare a una donna sì stravagante avviso?
Ciascun cerca di rendersi della sua bella al cuore