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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/317


IL CAVALIER DI SPIRITO 309

Ecco nel foglio ingrato il testimon sincero

(mostra il foglio)
D’un’alma senza fede, di un cor perfido e nero.
Bella pietà di sposa al misero dolente!
Ecco il dolor da cui ferito il cuor si sente!
A un amator, che mostra di chiederle mercede,
La libertade in premio di sciogliersi richiede.
Perfida, siete sciolta, di voi più non mi curo,
Ma contro il mio rivale di vendicarmi io giuro.
Cadrà il conte Roberto vittima del mio sdegno...
Florida. Ah signor, v’ingannate...
Flavio.  Sì, morirà l’indegno.
Florida. D’un cavaliere onesto il ver mal conoscete.
Flavio. Tanto più è reo di morte, quanto più il difendete.
Cadrà sugli occhi vostri, cadrà, lo giuro al cielo.
Florida. Ma se innocente è il Conte!
Flavio.  Conosco il vostro zelo.
L’amor che a lui vi lega, sì, barbara, comprendo.
Difendetevi entrambi.
Florida.  Son rea, non mi difendo.
Conosco di un indegno i rei consigli e l’onte;
Chi vi tradì è un rivale, ma non è questi il Conte.
Flavio. E chi sarà?
Florida.  Don Claudio.
Flavio.  Don Claudio è un fido amico.
Florida. È un traditore, è un empio, e con ragione il dico.
Flavio. Chi vergò questo foglio?
Florida.  Io lo segnai: lo veggo.
Flavio. Dunque la traditrice in queste note io leggo.
Sia pur chi esser si voglia il complice malnato,
Andrò di qua lontano, ma non invendicato.
Mi pagherò nel sangue i scorni, i danni e l’onte.
Sì, lo protesto, il giuro. Ha da morire il Conte, (parte)