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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/315


IL CAVALIER DI SPIRITO 307

Florida. Ecco il fattor che torna.

Gandolfo.  Il messo è ancora qua.
Il foglio non l’ha avuto; per or non partirà.
Florida. Come! non ebbe il foglio?
Gandolfo.  Di ciò non dubitate.
Florida. Don Claudio ove si trova? A ricercarlo andate.
Col foglio che gli diedi, ditegli che a me venga;
E se l’ha dato al messo, che il messo si trattenga.
(Gandolfo parte)

SCENA VII.

Il Conte e donna Florida.

Conte. Don Claudio è il consigliere?

Florida.  Perchè?
Conte.  Già tutto intendo.
La verità si scopre ancora non volendo.
Florida. Spiacemi che scoperto vi ho inutilmente il core;
Che meritai rimproveri, parlandovi d’amore.
Conte. Sarei, se mi lagnassi di ciò, troppo indiscreto:
Sentir che voi mi amate, mi fa superbo e lieto.
Certo che la virtude, che al vostro amore è scorta,
Oltre i confini onesti per me non vi trasporta.
Florida. Fin che son io d’altrui, non penso a nuovo affetto;
Don Flavio se mi vuole, avrammi a mio dispetto.
Ma s’ei soverchiamente lasso, dolente, afflitto,
Pel danno cagionatogli dall’ultimo conflitto,
In libertà mi lascia di scegliere altro sposo,
Conte, sareste allora al desir mio ritroso?
Conte. Sarò qual si conviene a onesto cavaliere;
Farò con chi mi onora, sì certo, il mio dovere.
Voi siete tal da rendere felice un vero amante,
Avete per retaggio le grazie del sembiante:
Occhi avete vivaci, dolce parlar soave,
Una maestà vezzosa, affabile nel grave.