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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/310

302 ATTO TERZO

Siam tutti due del pari, e in ordine all’amore

Non dee chi ha più fortuna chiamarsi traditore).
Florida. Ecco finito il foglio. Leggete quel ch’io scrissi.
Claudio. (Legge piano.)
Brava, diceste ancora di più di quel ch’io dissi.
Questo gentil rimprovero è a tempo caricato,
Don Flavio certamente sarà disingannato.
Piegatelo, e si mandi per il corriere istesso.
Florida. Attende la risposta fra le mie soglie un messo.
Claudio. Tanto meglio. Facciamo che subito si parta.
Florida. Eccolo chiuso; ed ecco a lui la sopraccarta.
Claudio. Datelo a me.
Florida.  Di fuori vedrete il messo a posta.
Claudio. Farò ch’egli solleciti a dargli la risposta.
Florida. Don Claudio, il vostro zelo mi obbliga sommamente.
(Ma se mercede ei spera, da me non avrà niente), (da sè)
Claudio. Venne il consiglio mio da un animo sincero.
(Almen per questa via di conseguirla io spero).
(da sè, e parte)

SCENA III.

Donna Florida sola.

E pur senza rimorsi scritto non ho quel foglio;

Ma farlo è necessario, se libera esser voglio.
Don Claudio disse bene, avrò da ringraziarlo,
E spiacemi non essere in caso di premiarlo.
Forse che l’avrei fatto, mancandomi l’alfiere,
Se più non mi accendesse quest’altro cavaliere:
Bramo di prender stato, e fin che non l’ho preso,
Posso temer il cuore da nuove fiamme acceso.
Ma quando sarò avvinta dal sacro nodo e forte,
Fida sarò al secondo, come al primier consorte;
Poichè la mia incostanza non è che ardore interno
Con sposo più gradito di vivere in eterno.