Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/309


IL CAVALIER DI SPIRITO 301

E se alla data fede pretendemi obbligata?

Claudio. Allor sta in vostra mano miglior risoluzione.
Volendo esser disciolta, vi assiste la ragione.
Ma risolvete presto, prima che venga ei stesso.
Florida. Orsù, son persuasa; vuò risolvere adesso.
Ehi! da scriver recate. (alla scena)
Claudio.  (Spero averla acquistata).
(da sè)
Florida. (Chi sa ch’io non mi veda col Conte accompagnata).
(da sè. Servitori portano da scrivere)
Claudio. Corte parole, e buone. Ogni rispetto è vano.
Florida. A scrivere mi provo. Ah! tremami la mano.
Sposo mio dilettissimo.
Claudio.  Oibò, troppo gentile.
Florida. Egli mi die, scrivendomi, un titolo simile.
Claudio. No, no, dite: don Flavio.
Florida.  Mi sembra troppo amaro.
Claudio. Raddolcitelo un poco.
Florida.  Dirò: don Flavio caro.
Claudio. Ben ben, come volete. Indifferente è questo;
Basta che vi tenghiate men tenera nel resto.
Florida. Lasciatemi formare il foglio intieramente,
E poi lo leggerete.
Claudio. Dirò sinceramente.
Florida.  (Il passo è un po’ difficile, ma meno mi rattrista
Del conte don Roberto pensando alla conquista).
(da sè; si pone a scrivere)
Claudio. (Se l’amico vedesse ch’io son quel che la guida,
Oh sì, mi chiamerebbe furente alla disfida.
Ma s’egli è un uom d’armi, ho da temer? Perchè?
Conosco anch’io la spada. Viltà non regna in me.
E se rimproverarmi vorrà di tradimento,
Dir posso, che da lui offeso anch’io mi sento.
Io l’introdussi in casa di lei da me adorata,
Con arte e con inganno anch’ei me l’ha levata;