Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/302

294 ATTO SECONDO

E per calmar lo spirito, onde agitata or siete,

Ch’io parta, ch’io vi lasci, madama, permettete.
(parte)

SCENA VI.

Donna Florida sola.

Già lo sapea di certo, che il debole costume

Avrebbemi offuscato della ragione il lume.
Ma è sì gentile il Conte, sì generoso e umano,
Sì poco visse meco lo sposo ancor lontano,
E tanto mi diletta la dolce compagnia,
Che parmi con ragione sgridar la sorte mia.
Saggio risponde il Conte al mio parlare ardito,
Ma libera proposi cercar nuovo marito.
Alfin non ho sposato l’alfier che mi pretende:
L’evento della pugna incerto ancor si attende.
Se vive, se ritorna, sarò di lui contenta;
Ma darsi può ch’ei mora, può darsi ch’ei si penta.
Il militar costume non vuolmi assicurata,
Ed io dovrò con esso per sempre esser legata?
O torni a me repente, e il dubbio al cor mi tolga;
O in libertà mi lasci, e il laccio si disciolga.

SCENA VII.

Gandolfo e detta.

Gandolfo. Signora, ecco una lettera che a lei viene diretta,

E quel che l’ha recata, ch’ella risponda aspetta.
Florida. Donde vien? Chi la manda?
Gandolfo.  Che l’apra, e lo saprà.
Ciascun ha per le lettere simil curiosità.
Florida. (Apre e legge in fondo alla lettera.)
Oh ciel, mi trema il cuore. Don Flavio è che mi scrive.
(a Gandolfo)