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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/292

284 ATTO SECONDO

Vuol che da lei mi parta, vantando il viver sola,

E poi con altri tratta, passeggia e si consola?
Gandolfo. Ed io da questo appunto, di cui voi vi dolete,
Giudico ch’ella v’ami più assai che non credete.
Le donne hanno per uso, sia per modestia o orgoglio,
Quando una cosa bramano, a dire: io non ne voglio.
Fan per provar talvolta, fan per esser pregate;
Non vi perdete d’animo, pregatela, e provate.
Claudio. Non vagliono le preci, non vaglion le ragioni.
Gandolfo. Avete mai provato buttarvi in ginocchioni,
Piangere, sospirare, trar fuori uno stiletto?
Fingere di volere trafiggervi nel petto?
Darvi dei pugni in viso? Dar la testa nel muro?
Stracciar un fazzoletto? Tirar qualche scongiuro?
Le donne, che son timide per lor temperamento,
Si arrendono tremanti talor per lo spavento.
Claudio. Quel che l’amor non opra, invano opra il timore.
Gandolfo. Per me penso altrimenti in genere d’amore.
Quando era giovinetto, e aveva il mio genietto,
Volea corrispondenza, per grazia o per dispetto.
Le nostre contadine, che han ruvida la scorza,
Si vincono talora coi pugni e colla forza,
E quando han superato la prima resistenza,
Ci vengono d’intorno con tutta confidenza.
Sono le cittadine assai più delicate,
Ma come l’altre femmine anch’esse son formate.
Poco più, poco meno, han dell’ostinazione,
E gioveria con esse la rustica lezione;
Non dico con i pugni, ch’è cosa troppo vile,
Ma con qualche altra cosa, che avesse del virile.
Claudio. Voi, galantuom, parlate come la villa ispira:
Le nostre cittadine non vinconsi con ira.
Son delicate tanto, son permalose a segno,
Che una disattenzione tosto le muove a sdegno.
Vogliono a lor talento esser da noi servite,