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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/289


IL CAVALIER DI SPIRITO 281

Ed or che primavera alle delizie invita,

Di fiori peregrini ripiena ho la fiorita.
Deh, non vi sia discaro vederla, ed onorarmi
Di vostra approvazione, di cui vuò lusingarmi.
Florida. Verrò, verrò, signore.
Conte.  Questo verrò lo dite
In aria melanconica. Alzatevi, e venite. (s’alza)
È l’ipocondria un male che superar conviene,
E più che vi si pensa, peggiore ognor diviene.
Animo; fate forza in questo punto istesso
Della tristezza vostra a superar l’eccesso.
Quanto sarete presta ad aggradir l’invito,
Tanto più il favor vostro mi riuscirà compito.
Alle mie preci umili voi resistete invano:
Andiam, signora mia, porgetemi la mano.
Florida. Eccomi ad obbedirvi. (s’alza)
Conte.  Così mi consolate.
Florida. Signor, che d’altri io sono però non vi scordate.
Conte. Son cavalier d’onore, conosco il dover mio.
Florida. (Ah voglia il CIel pietoso, che lo conosca anch’io!)
(partono, servita donna Florida dal Conte)

Fine dell’Atto Primo.