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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/285


IL CAVALIER DI SPIRITO 277

SCENA VII.

Donna Florida, poi il Conte Roberto.

Florida. Conosco che son debole nelle occasion fatali,

Ma già non vi è pericolo, promessi ho i miei sponsali;
E fuor del matrimonio con cui legasi ad uno,
L’onestà mi consiglia di non curare alcuno.
Conte. Permettami, madama, l’accesso nel suo tetto,
Per darle un testimonio di stima e di rispetto;
E insiem per esibirle in questo ermo ritiro
La servitù divota, che consacrarle aspiro.
Florida. Signor, troppo cortese, troppo gentil voi siete.
Ehi, da seder. Vi prego, (fa cenno al Conte che sieda)
Conte.  Ma non vorrei...
Florida.  Sedete. (siedono)
Conte. Lunga stagion godremo l’onor del vostro aspetto?
Florida. Nol saprei dir. Finora qui trovo il mio diletto.
Piacemi di star sola, e qui per verità
E luogo tal, che vivere mi lascia in libertà.
(Capisca, ch’io non voglio conversazion frequente), (da sè)
Conte. (Ella non mi gradisce. Lo dice apertamente), (da sè)
Veramente, signora, la libertà è un gran bene.
Gran mondo in questo sito a villeggiar non viene.
Anch’io godo il ritiro, de’ miei studi invaghito,
Però sempre non piacemi il viver da romito.
L’ore divido in guisa che parte se ne dia
Ai numi, agl’interessi, al studio e all’allegria.
Florida. La partizione è giusta per voi che saggio siete,
Che avete i vostri affari, che libri conoscete.
Per me, trattone il tempo che al ciel donar conviene,
Nella mia solitudine ritrovo ogni mio bene.
Conte. Perchè la solitudine se tanto voi amate,
A chiudervi in ritiro per sempre non andate?
Florida. Lo farei di buon core, se farlo ora potessi,
Se ad altri per ventura legata io non m’avessi.