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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/279


IL CAVALIER DI SPIRITO 271

Claudio. Parmi, se non m’inganno... (osservando fra le scene)

Gandolfo.  Appunto ella ritorna.
Claudio. Ah quanto mi par bella, ancorchè disadorna!
Gandolfo. Guardate se non pare, così da pastorella,
Diana cacciatrice.
Claudio.  Oh quanto mi par bella!
Gandolfo. Signor, so in quest’incontri la cosa come va:
Con vostra permissione; vi lascio in libertà. (parte)

SCENA 11.

Don Claudio, poi donna Florida.

Claudio. Che dirà donna Florida di me, che a suo dispetto

A sorprenderla venni perfin nel proprio tetto?
A soffrir mi preparo ogn’onta, ogni minaccia:
Son disperato alfine, non so quel ch’io mi faccia.
Florida. Qui don Claudio?
Claudio.  Signora, vi domando perdono:
Lo so che non conviene, lo so che ardito io sono;
Ma quell’amor che ancora m’arde crudele il seno,
Mi ha strascinato a forza; deh compatite almeno.
Florida. Ma che destino è il mio? Dalla città m’involo
Per contemplar coll’alma l’immagine di un solo,
Per togliermi alle insidie d’altri novelli oggetti;
E fin nel mio ritiro mi assalgono gli affetti?
Claudio. Eh, che temer, signora, di me potete mai?
Senza periglio vostro finora io vi adorai;
E se nella cittade invan piango e sospiro,
Sorte miglior non spero in mezzo ad un ritiro.
Che alteri non v’è dubbio del vostro cuore i moti;
Usa abbastanza siete a disprezzar miei voti.
Florida. Eppur voi v’ingannaste finora in vostro danno,
E foste voi medesmo cagion del vostro affanno.
Debole son pur troppo, il simular non giova,